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*Guida Ubuntu 10.04 - Amministrazione

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Amministrazione del sistema Ubuntu

1. Avvii automatici

Le applicazioni possono essere (cron events) automatizzate/programmate usando una interfaccia grafica.

Sistema → Preferenze → Applicazioni d'avvio

  1. Nella finestra, cliccare sul pulsante "Aggiungi"

    *
    Clicca per espandere

  2. Nella finestrella successiva, inserire il nome della applicazione (Nome), il comando per l'avvio (ad esempio firefox, oppure empathy, ecc.) ed un eventuale commento

    *
    Clicca per espandere

  3. Cliccate su "Aggiungi" e l'applicazione viene subito posta in elenco
  4. Al prossimo riavvio del sistema, l'applicazione si avvia in modo automatico

2. Menu di Boot

2.1 Impostazione del Menu di Login

Potete cambiare le impostazioni del menu di Login da una interfaccia grafica:

Sistema → Amministrazione → Schermata di Accesso

Procedete alle modifiche con attenzione, seguendo questi passi:
  1. Poichè si tratta di una modifica delicata dell'intero sistema, l'interfaccia del programma deve essere sbloccata

    *

    Cliccate quindi su "Sblocca"
  2. Inserite la password di root e premete INVIO. La finestra diviene attiva

    *

  3. Applicate ora le modifiche che volete, ma con molta attenzione

    *

Potete scegliere un tema integrato o selezionare componenti individuali della schermata/processo di login.

2.2 Configurazione del boot manager GRUB 1

Se avete sistemi operativi multipli (OS) sul vostro computer, sarete lieti di usare il boot manager GRUB per selezionare quale di questi si deve avviare al bootup.
Grub ha servito bene per molti anni, ma cominciava a mostrare i suoi anni. Come con tutti i software, non ci vuole molto prima che l'ultima-e-migliore diventi vecchia-e-decrepita. Le dotazioni si sono accumulate in Grub, senza stare troppo a pensare di sviluppare il programma di base. Alla fine ciò ha portato ad un mosaico disordinato che nessuno si preoccupava di mantenere. A questo punto è nato Grub2. È una completa riscrittura da zero, con una struttura completamente ridisegnata. Questo nuovo Grub ci offre potenti funzionalità come istruzioni condizionali (if / then, etc), aggiornamenti intelligenti e alcune migliorie notevoli alla grafica.

2.2.1 menu.lst/grub.cfg

Se avete usato il Grub originale (ora chiamato legacy Grub), senza dubbio sapete tutto su menu.lst. Questo è il file in cui viene racchiuso praticamente tutto ciò che riguarda Grub. In Grub2, l'equivalente più vicino è grub.cfg, che si trova anch'esso in /boot/grub. Una delle differenze più importanti, tuttavia, è che non si dovrebbe modificare direttamente il file grub.cfg. Alcuni di voi potrebbero pensare "Ah! Ma è un avvertimento per n00bs!".
Bene, la ragione di questa regola non è perché gli sviluppatori non credono che voi siate abbastanza geek, ma perché il file viene generato automaticamente da Grub2 e sarà sovrascritto senza preavviso a causa di cose come gli aggiornamenti del kernel.

grub2-grubcfg

Ogni volta che il comando update-grub viene eseguito, Grub2 leggerà i suoi vari file di configurazione e userà il loro contenuto per generare grub.cfg. Questi file verranno trattati singolarmente più avanti.

/etc/default/grub

Molte delle opzioni di Grub che erano utilizzate in menu.lst, ora sono qui. Ciò comprende cose come se visualizzare o meno il menù di Grub, e per quanto tempo deve aspettare prima del timeout. In questo screenshot c'è la configurazione di default in Ubuntu 9.10, ed è impostato per nascondere il menù di Grub, disattivare la "modalità di recupero" dalle opzioni, e istruire il kernel per includere una schermata iniziale.

grub2-etcgrub

In questo modo, per forzare Grub 2 a mostrare il menu di avvio, basta solo tenere premuto il tasto Shift mentre Grub è in avvio.

/etc/grub.d/

Qui è dove le cose cominciano a differire veramente rispetto a legacy Grub. Mentre voi avreste inserito tutte le opzioni di avvio nel file menu.lst, Grub 2 ha un approccio molto diverso. La directory /etc/grub.d/ contiene singoli file, ognuno dei quali rappresenta una opzione per il menu di avvio. La seguente immagine mostra i file contenuti nella directory predefinita di installazione.

grub2-etcgrubd

Mentre è certamente molto diversa da quella di legacy Grub, si può notare qualcosa di familiare in questa cartella. Èconfigurata in modo molto simile al sistema standard di avvio di Linux, SysV Init. Ognuno dei file mostrati è uno script di shell che viene eseguito in ordine. L'ordine è determinato dai numeri all'inizio di ogni file, quindi lo script in 00_header verrà sempre eseguito prima, per esempio, di 05_debian_theme.

/etc/grub.d/40_custom

Con tutta probabilità qui c'è il file che state cercando, se avete necessità di modificare il menu di avvio. Qui è possibile aggiungere voci personalizzate al menu. Poiché questo è l'ultimo dei file numerati nella directory grub.d (come spiegato nella sezione precedente), tutte le voci che inserirete in questo file appariranno alla fine del menu di avvio. Per impostazione predefinita, il file 40_custom è per lo più vuoto. In questo esempio, ho aggiunto una nuova voce di menu.

grub2-40custom

Splash Images

Potete facilmente scaricare il Grub splash Pack 2 in Ubuntu con questo comando da Terminale:
sudo apt-get install grub2-splashimages
Quando è completato, tutte le immagini saranno memorizzate come file TGA in /usr/share/images/grub/.

grub2-splashpreview

Il file che specifica quale immagine splash sia da utilizzare per l'avvio, 05_debian_theme, è il file che abbiamo visto in precedenza. So to set our new custom splash, we want to open /etc/grub.d/05_debian_theme as root in whatever text editor you prefer. Quindi per impostare la nostra nuova splash, vorremo aprire /etc/grub.d/05_debian_theme come root, in qualsiasi editor di testo di vostro gradimento. Trovate una linea simile a quella evidenziata nell'esempio qui sotto.

grub2-changesplash

E cambiate il nome del file con qualsiasi immagine splash preferiate. Assicuratevi che il percorso punti alla directory /usr/share/images/grub/.
Alcune vecchie versioni sono di default in /usr/share/images/desktop-base/ e non è quello che vogliamo.

Applicare le modifiche

Come si è ricordato all'inizio di questa guida, il file grub.cfg viene generato automaticamente da altri file di configurazione che abbiamo analizzato.
Quando si sono apportate delle modifiche a questi file, dovrete dire a Grub di leggerli e produrre un nuovo file di configurazione. Per fare ciò, basta eseguire il seguente comando come root:
update-grub
Una volta completato, riavviate il computer (o macchina virtuale) per vederne i risultati. Non dimenticate di tenere premuto Shift durante il boot, se il vostro menu è ancora impostato su 'Nascosto'.

grub2-grandi

3. Applicazioni predefinite

Potete scegliere quale programma usare come predefinito per una specifica applicazione.

Sistema → Preferenze → Applicazioni preferite

Applicazioni preferite

Cliccando sulle varie schede presenti nella finestra, potrete scelgiere le applicazioni con le quali volete che vengano aperti i files, siano essi multimediali, di testo, web od altro.
La configurazione è, per di più, assai semplice.

4. Chiudere un processo

La maggior parte degli utenti Windows conoscono l'utilità della combinazione dei tasti Ctrl + Alt + Canc quando hanno a che fare con una applicazione ostinata. Si dice che un programma non risponde quando non è influenzabile da nessuna interazione dell'utente o quando compia azioni e funzioni non proprie. Nel mondo Windows ci sono moltissime situazioni in cui è necessario ricorrere alla combinazione Ctrl + Alt + Canc per avviare il Task Manager di Windows e consentirvi di chiudere una applicazione. Ciò accade molto più raramente nel mondo Linux, tuttavia può capitare.

La cosa buona in Linux è che mai siete costretti a ricorrere al pulsante di reset per chiudere applicazioni irresponsive. Ci sono quindi molti modi con i quali tornare ad avere il controllo senza dover ricorrere a misure estreme. In questo articolo daremo una occhiata ad alcuni dei modi con i quali potete gestire applicazioni ostinate nella vostra Linux box.

4.1 Usare il Monitor di sistema

Primo e più importante, potete usare il familiare Monitor di sistema.

Sistema -> Amministrazione -> Monitor di sistema

Assomiglia molto al Task manager di Windows, solo che è migliore. Non solo vi fornisce moltissime informazioni sullo stato attuale del sistema, potete usare la scheda "Processi" per osservare e controllare ogni applicazione dal comportamento improprio e scegliere se chiuderla forzatamente o fermarla. Queste due operazioni hanno significati alquanto diversi nel mondo Linux: fermare significa sospendere l'esecuzione del processo, chiudere forzatamente significa chiudere completamente l'operazione.

Chiudere una applicazione irresponsiva

4.2 Usare il comando "kill"

Ci sono delle condizioni, tuttavia, in cui non è possibile usare uno strumento grafico. Avviare il Monitor di sistema può essere fuori discussione in alcune occasioni. In tali situazioni potete far leva sulla potenza del terminale di Linux per ottenerne un vantaggio. Potete digitare quanto segue in un terminale, se disponibile, o passare ad un terminale virtuale usando al combinazione di tasti Ctrl + Alt + F1 e loggarvi usando una modalità testuale.

Ogni processo attivo ha un ID univoco sotto Linux. Se conoscete l'ID del processo da chiudere, potete digitare quanto segue:

kill IDprocesso

per procedere al suo arresto immediato. Ciò dovrebbe restituire la salute al vostro sistema e potrete tornare all'interfaccia grafica con la combinazione Ctrl + Alt + F7.

4.3 Usare i comandi "pkill" e "pgrep"

Se non conoscete l'ID del processo ma volete comunque fermare il processo, potete farlo attraverso il suo nome o potete analizzare tutti i processi in azione per diagnosticare il problema (facendo uso di comandi come "top").

Potete usare il comando pkill per "uccidere" un programma usando il suo nome. Supponendo di volere fermare Opera:

pkill opera

Pkill

Non è necessario conoscere l'ID del processo. Alternativamente, potete usare il comando pgrep per conoscere l'ID del processo e procedere poi a fermare il processo con i modi descritti. Per procedere correttamente, inserite il seguente comando:

pgrep opera

Pgrep

4.4 Usare il comando "xkill"

Quando usate una interfaccia grafica, potete usare il comando xkill che trasforma il puntatore del vostro mouse in una potenza. Dopo aver digitato il comando "xkill", potete cliccare sulla finestra della applicazione che volete arrestare e questa verrà chiusa immediatamente in un click!
Aprite il terminale e digitate:

xkill

Un messaggio vi invita a cliccare con il mouse sulla finestra della applicazione da chiudere. Lo stesso puntatore si trasforma in una crocetta bianca.

Xkill

4.5 Usare il comando "killall"

Ultimo, ma non per importanza, c'è il comando "killall". Sembra essere terrificante, ma non chiude tutti i processi funzionanti nel sistema. E' usato invece per chiudere istanze multiple dello stesso processo. Ad esempio se si hanno finestre multiple, profili multipli di firefox, usando il comando "killall", tutte le finestre e i profili verranno immediatamente chiusi.

killall opera

5. Backup e Recupero di Sistema

5.1 Rsync

Rsync è uno strumento di Linux per il backup e trasferimento di directory. È installato di default in Ubuntu. Provvede ad ogni tipo di backup e le opzioni sono molto estese. Molti frontends grafici per Rsync sono elencati qui.

5.1.1 GRsync

GRsync è un frontend grafico basato su GTK per Rsync. Installare:

sudo apt-get install grsync

5.1.2 Bacula

Bacula è la utilità di backup di rete, basata su GTK e open source (GPL) più usata. È impiegata nelle installazioni server e desktop. Un catalogo dei backups può essere mantenuto usando MySQL, PostgreSQL, o SQLite. Per maggiori informazioni leggete la documentazione di Ubuntu. Installate la versione MySQL:

sudo apt-get install bacula

5.2 Partimage (Partition backup)

Partimage è una utility di backup free open-source, per effettuare il backup di una intera partizione in una immagine .iso. Può essere usata anche attraverso la rete. Installare:

sudo apt-get install partimage

5.3 Back In Time

Back In Time offre due versioni grafiche: una per GNOME e una per KDE. Se si desidera eseguire la versione per KDE, si dovrà disporre almeno di KDE 4.1. La differenza tra le GUI è minima e non ci sono dotazioni dell'uno, che possano mancare nell'altro.

5.3.1 Installazione

Installare Back In Time è semplice. Da terminale digitate questa serie di comand:

sudo apt-get install meld

Meld è uno strumento necessario a Back In Time per effettuare il backup incrementale ed effettuare valutazioni sui file effettivamente modificati.

sudo apt-get install backintime-common

sudo apt-get install backintime-gnome

Dopo che l'applicazione sia stata installata si è pronti per avviare il backup.
5.3.2 Uso

Per avviare Back In Time andate al sottomenu "Strumenti di Sistema" del menu "Applicazioni". Ci sono due voci: Back In Time e Back In Time (root). Vorrete eseguire il programma in versione standard.

Figura 1

Quando si avvia Back in Time per la prima volta, si viene accolti, non dalla finestra principale, ma dalla finestra delle Impostazioni (vedi Figura 1). Prima di poter effettivamente creare un backup, è necessario configurare una directory di backup. Questo si può fare nella scheda 'Generale' della finestra delle Impostazioni. Per impostazione predefinita la pianificazione sarà disattivata. E' una soluzione ottima se volete fare un singolo backup. Ma per i backup programmati sarà necessario selezionare una frequenza dal menu Schedule. Si dovrà anche aggiungere almeno una cartella di backup.
Per fare ciò andate alla scheda 'Include' e aggiungete una directory per il backup. E' possibile, ovviamente, aggiungere più di una directory di backup.
Dentro alla scheda 'Auto-remove', nella finestra 'Settings', c'è una configurazione che raccomando.
Se si spunta la casella "Smart Remove", Back In Time:

  • Terrà tutti gli snapshot di oggi e di ieri.
  • Manterrà uno snapshot della settimana scorsa e uno di due settimane prima.
  • Manterrà uno snapshot al mese per tutti i mesi precedenti dell'anno.
  • Manterrà uno snapshot ogni anno.

Se avete necessità di mantenere le istantanee, questa è una funzione abbastanza sicuro.
All'interno della scheda 'Exclude' potete configurare Back in Time per cartelle e/o file non inclusi nel backup. E' inoltre possibile aggiungere modelli da escludere, che possano includere jolly.
Dopo avere eseguito tutte le impostazioni assicuratevi di fare clic su OK e Back In Time sarà configurato e pronto per funzionare.

5.3.3 Backup programmati

Ecco la soluzione - Back In Time non ha ancora una icona nel Pannello che mantenga l'applicazione in esecuzione in background. Quindi a meno che non si voglia tenere l'applicazione aperta, dovrete avere un altro mezzo per assicurarvi che il backup avvenga. Per fare questo è necessario conoscere qualcosa riguardante la riga di comando. Sarà necessario aggiungere il comando corretto come processo pianificato.
Senza essere troppo complicati, il comando per eseguire Back In Time da riga di comando sarà:

backintime -b

Che avvierà il backup per qualsiasi cosa necessaria creata da voi.
Tenendo a mente ciò, è possibile impostare il comando backintime in modo che sia eseguito in crontab.
Per esempio, si desidera che il lavoro di backup venga eseguito ogni Domenica. Seguite questi passaggi
  1. Inserite un cronjob con il seguente comando da terminale:

    crontab-e

  2. Vi verrà chiesto con quale editor impostare il cronjob. Inserite il valore 2 e premete INVIO
  3. Nella schermata che compare subito

    Crontab

    inserite questa riga digitandola (non potete fare copia/incolla):

    * * * * 7 /usr/bin/backintime -b

  4. Salvate (Ctrl+o) e chiudete (Ctrl+x)
Cron sarà impostato in modo da eseguire il back up ogni Domenica.

6. Amministrazione Utenti

Sistema → Amministrazione → Utenti e Gruppi

6.1 Aggiungere nuovi utenti

  1. Bottone "Aggiungi"
  2. Inserite la password di root
  3. Seguite le istruzioni a schermo inserendo un nome e il nome corto (in lettere minuscole)
  4. Digitate poi la password

6.2 Modificare gli utenti

  1. Selezionate l'utente che volete modificare
  2. Cliccate sul pulsante "Modifica"

6.3 Rimuovere utenti

  1. Selezionare l'utente che volete rimuovere
  2. Cliccate sul pulsante "Elimina"

6.4 Cambiare il vostro gruppo utenti

Occorre spesso avere dei privilegi extra per effettuare certe operazioni. Questi privilegi sono assegnati al vostro utente insieme a certi gruppi. Le applicazioni sono consentite per essere effettuate da qualsiasi utente insieme al gruppo associato alla applicazione.

Un "sudoer" è un utente che può effettuare certe applicazioni amministrative, come aggiornare il sistema. Per diventare un "sudoer" un utente deve essere all'interno del gruppo "sudo".

Applicazioni → Sistema → Utenti e Gruppi → utente → Gruppi → seleziona sudo

Per essere un amministratore dovete essere all'interno dei gruppi adm, admin e sudo. Per essere un utente di virtualbox, dovete essere tra quelli del gruppo virtualbox. Per cambiare le impostazioni della stampante dovete essere all'interno del gruppo lpadmin. La lista è lunga.

Sfortunatamente se da una parte questi accorgimenti forniscono Linux di una elevata sicurezza, comportano il rispetto rigoroso di un certo ordine e il ricordare di aggiungere l'utente all'interno dei gruppi adeguati. Non è affatto raro che programmi e funzioni non funzionino sul vostro sistema solo perchè l'utente non fa parte del gruppo in grado di gestire quelle funzioni/programmi.

6.6 Filtraggio dei contenuti Web

DansGuardian fornisce capacità di filtraggio, simile a NetNanny. È utile per limitare l'accesso ai contenuti delle workstations pubbliche, o per filtrare i contenuti a disposizione di pubblico minorenne. Si integra con ClamAV ed usa severi criteri di filtraggio sui siti web (ed è un filtraggio molto difficile da modificare). È usato con Tinyproxy (ottimo per utenti individuali) o il proxy Squid (ottimo per server di rete). Installare:

sudo apt-get install dansguardian tinyproxy

o

sudo apt-get install dansguardian squid

Leggete queste istruzioni alla installazione per dettagli sul setup. In breve:

  • Modificate il file di configurazione di dansguardian:

    sudo gedit /etc/dansguardian/dansguardian.conf

    commentate la linea UNCONFIGURED:

    #UNCONFIGURED

    Se usate tinyproxy al posto di Squid, cambiate la porta del proxy in 8888:

    proxyport 8888

  • Reinstallate dansguardian:

    sudo apt-get install --reinstall dansguardian

  • Configurate il vostro browser per usare il localhost: 8080 proxy. Per esempio in Firefox:
    Firefox → Modifica → Preferenze → Avanzate → Rete → Impostazioni
    Configurazione manuale del proxy → HTTP proxy: localhost → Port: 8080
  • Un modulo Webmin è disponibile per amministrare le impostazioni.
  • È disponibile anche una GUI da usare con IPCop (basata su modulo webmin).

7. Creare una cartella criptata

Con Ubuntu potete creare una cartella il cui contenuto sia criptato. Leggete queste istruzioni (in inglese).

8. Stampanti

La nuova interfaccia di CUPS riconosce molte stampanti. Specifiche stampanti non riconosciute possono spesso essere installate usando le istruzioni fornite presso il database di OpenPrinting della Linux Foundation.

8.1 Aggiungere una stampante

Sistema → Amministrazione → Stampa → Aggiungi

Stampa

Nella maggior parte delle volte, la vostra stampante (se connessa e accesa) sarà riconosciuta automaticamente.
Una stampante di rete con il suo indirizzo IP presso 192.168.0.124 dovrebbe essere correttamente installata:

socket://192.168.0.124:9100.

Potete scegliere stampanti anche su un sistema Windows attraverso Samba ed altri tipi di stampanti di rete.

8.1.1 Usare l'interfaccia web di CUPS

Da ogni tipo di browser web, andate all'URL:

http://localhost:631

10. Assegnare una password di root

Per essere in grado di effettuare il login in qualità di root direttamente, dovrete assegnare una password di root. Ciò può essere fatto con:

sudo passwd root

Dopodichè potete usare

su

per avere il prompt di root.

11. Ottenere il prompt di root senza usare la password di root

Se non avete assegnato una password di root (o non lo sapete), potete comunque ottenere i privilegi di utente root. Da terminale:

sudo -s

o

sudo su

o

sudo bash

Potrete quindi usare la password da utente, invece della password di root. Potete anche ottenere il prompt per divenire qualsiasi altro utente del computer digitando:

sudo su <username>

12. Usare il File Manager come root

Da terminale inserite il seguente comando:

gksudo nautilus

13. Montare e smontare manualmente un dispositivo

Per montare manualmente un dispositivo:

mount /dev/hda

sostituire /dev/hda con la sede del dispositivo.

Per smontare manualmente un dispositivo:

umount /dev/hda

sostituire /dev/hda con la sede del dispositivo.

14. Compatibilità Windows

Montare partizioni NTFS (con privilegi di lettura/scrittura)

Trovate il nome della vostra partizione ntfs:

sudo fdisk -l

Metodo 1: In questo esempio, il drive NTFS è elencato da fdisk come /dev/sda2, ma il vostro potrebbe essere differente.

Create un mount point per il drive:

sudo mkdir /media/WindowsNTFS

Modificate fstab:

sudo gedit /etc/fstab

Commentate le linee automaticamente aggiunte dalla installazione di Ubuntu:

#/dev/sda2 auto nouser,atime,noauto,rw,nodev,noexec,nosuid 0 0
#/dev/sda2 /mnt auto user,atime,noauto,rw,nodev,noexec,nosuid 0 0

e aggiungete invece questa riga:

/dev/sda2 /media/WindowsNTFS ntfs-3g quiet,defaults,rw 0 0

Ci sono molti modi di montare il drive, dipende dalle vostre esigenze. Il file fstab controlla questi processi. Leggete How to edit and understand fstab and Intro to using fstab (entrambi i links in inglese).
In questo esempio, ho indicato che il file system era ntfs-3g, quindi non ho usato l'opzione auto (che riconosce automaticamente il filesystem). Ho usato rw per specificare i privilegi di lettura/scrittura per tutti gli utenti, ma umask=0 e umask=000 sono accettati da alcuni kernels.

Metodo 2: Modificare fstab:

sudo gedit /etc/fstab

Quando finisce la installazione di Ubuntu, monta automaticamente tutte le partizioni ntfs con ntfsprogs, aggiungendo ad fastab una linea simile alla seguente:

UUID=8466268666267956 /media/sda1 ntfs defaults,gid=46 0 1

Cambiate questa linea in:

UUID=8466268666267956 /media/sda1 ntfs-3g defaults,nls=utf8,locale=zh_CN.UTF-8,rw,gid=46 0 1

In questo esempio, ho una installazione di Windows in lingua cinese sulla prima partizione, quindi occorre configurare i parametri locali (locale=zh_CN.UTF-8) in modo che i documenti in cinese siano visualizzati correttamente. Impostando rw (uguale a umask=0 o umask=000) lascia la possibilità di leggere/scrivere sulla partizione senza bisogno di sudo. gid=46 specifica che il drive sarà insieme al gruppo di dispositivi applicabili a caldo (plugdev) e non è necessario a meno che il vostro drive ntfs sia un collegabile a caldo (come un drive USB esterno). nls=utf8 è di default ed è opzionale per molti utenti ntfs, ma ci sono altre opzioni per il cinese.

14.1 Montare partizioni FAT32

Seguite le istruzioni esposte sopra, ma usate vfat al posto di ntfs-3g.

In altre parole, se avete creato una directory mount point /mnt/WindowsFAT32 ed il vostro drive FAT32 è /dev/sda3, modificate il file /etc/fstab per includere la linea:

/dev/sda3 /mnt/WindowsFAT32 vfat quiet,defaults,rw 0 0

15. Sincronizzare l'orologio al network time server

Il Network Time Protocol (NTP) consente la sincronizzazione oraria del vostro computer con i time servers su Internet. Per abilitarlo:

Applicazioni → Sistema → Ora e Data & Configurazione → Mantieni sincronizzato con i server

Scegliete il fuso orario adeguato (Roma/Italia).

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